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Daniele Pensiero

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Eolico

March 23

Tante cose

 

 

Si finisce sempre col notare qualcosa; qualunque sia il contesto, l’ora o le variabili che possono enfatizzare il momento o al contrario chissà sminuirlo.

Si finisce sempre col notare qualcuno qualunque sia la prospettiva e quando ci si rende conto di fissarla “click” la fotografiamo.

I primi momenti è tutto facile perché quell’immagine è fresca, nitida come la musica che viene dalla matrice di un disco; ma destinata a perdere un poco alla volta quella chiarezza; e non mi sento di considerarla una cosa strana dato il transito di molteplici distrazioni che affollano le nostre meningi.

Cominciamo un pochino alla volta a modificarla e a farle perdere ciò che di originale c’è, la adattiamo ai temi che più ci attanagliano.

Un viso, ad esempio. Particolari che sfumano soltanto pochi attimi dopo che li abbiamo fissati. Il colore ed il taglio degli occhi gli zigomi e tutto il resto. Non che ora ci siano spazi vuoti, ma ci sono altri occhi, altre orecchie insieme al residuo dell’immagine originale.

E’ come se quel momento, quella cosa diventasse tante cose, a noi familiari, ma del tutto estranee al contesto di partenza. Diventa nostra e la plasmiamo affinché diventi adattabile ad ogni nostro contesto mentale, ad ogni progresso o regresso cognitivo. Rimane intatta soltanto la prima emozione, la sensazione che ci suscita.

Ma non è sempre così.

Un “Qualcuno” dice che alcune persone le noti per cause di forza maggiore, perché è così che deve essere, perché sono circondati di un’ombra d’oro.

Quell’ombra d’oro che li rende tutto in un solo attimo che li rende immodificabili, immutabili nel tempo, stampati a fuoco sulla nostra pelle più sensibile.

Mi piace immaginare di essere uno con l’ombra d’oro nella mente di qualcuno. Forse lo sono stato per coloro che aiuto.

Dentro me c’è un’ombra d’oro, ed è come se la sentissi urlare!

March 17

Questa storia

 

      Lasciami andare a vedere il sogno,

      la velocità, il miracolo, non fermarmi

      con uno sguardo triste, questa notte

      lasciami vivere laggiù sull’orlo del

      mondo, solo questa notte, poi tornerò

                                                            

                                                            Alessandro Baricco,    QUESTA STORIA

 

 

Uno speciale ringraziamento a lei che mi ha regalato il libro e alla sua straordinaria

 

forza d’animo.

 

Questo invece è per te, per avermi svezzato alle parole di Baricco.

 

Non posso dire di averlo letto tutto d’un fiato, ma credimi, ho custodito con gelosia

 

l’ultimo rigo per ogni pausa di lettura che ho affrontato.

 

Forse ricorderai il “grazie” di poche sere fa, adesso ne conosci il motivo.

 

Se non avessi avuto te, questo libro non avrebbe avuto lo stesso significato; hai

 

fornito a questa lettura la giusta inclinazione e la spinta ottimale affinchè trovassi in lui

 

un vero trampolino di lancio.

 

 

 

Scauri, 17/03/08

 

Oggi il vento ha conosciuto il tuo nome.

March 03

Loop

Vento, accarezza tutto ciò che le appartiene
 
 ogni cosa e porta via con te i profumi che non ti resisteranno.
 
 Forse un giorno, ovunque io sia
 
 respirandoti
 
 mi sentirò a casa.
November 16

Silvio pollasto: Le mie prigioni

 

Mia cugina così come il malatosano che accompagna le mie serate in casa a Roma, conoscono il titolo di una canzone sensazionale di Jamiroquai, cantante che a mio tempo ebbi la fortuna di conoscere grazie ad un amico di vecchia data nella lontana estate del 1995 con l’album “the return of the space cowboy”. La canzone nello specifico è planet home, che stavo ascoltando quando mi è venuta voglia di parlarvi dell’ assetto che ho con i  compagni di casa qui a Roma; ossia vorrei porre la vostra attenzione su come sia difficile trovare i requisiti per una buona convivenza.

La mia esperienza è cominciata cmq in maniera avvantaggiata, visto che io, l’11 Gennaio del 2005 ho messo definitivamente piede sul suolo di Roma, iniziando la convivenza con mio fratello( quindi un rapporto ormai provato) e Mr download, conoscente a quei tempi e adesso mio carissimo amico ed attuale compagno di stanza.

Da subito mi sono trovato a condividere uno spazio vivibile davvero ridotto con due persone speciali; ribadisco su mio fratello la questione era più semplice da affrontare, ma con Mr D, era tutto diverso. Si perché all’inizio sembra tutto semplice, i primi mesi passano alla grande, anche perché c’è lo spirito immortale della novità, la curiosità di conoscersi.

Col tempo, cominciano le prime difficoltà non sempre legate ad incomprensioni tra gli abitanti. Spesso si è scazzati per una pessima giornata di lavoro o altro e si finisce magari con il vomitarsi addosso delle cose successe durante la convivenza.

Affrontare una discussione con un convivente e venirne fuori con una soluzione alla mano è come chiedere alla Lecciso di non guardare in camera durante l'intervista: vi semplicizzo il concetto per chi(impossibile) non conoscesse il personaggio poc’anzi citatovi: è difficilissimo.

Perché? In fondo lo sappiamo tutti anche se non abbiamo condiviso un appartamento. Vi basta pensare a quante volte non vi siete piegati alla volontà dei vostri genitori per spiegarvi come non vorreste farlo in una situazione di autogestione, specie se la lamentela arriva dal vostro compagno al quale voi stessi vorreste fargli notare le mille cose che non vanno per colpa sua( spero di essere stato esauriente)

E’ molto difficile, e ci siamo passati anche noi, ma fortunatamente con  impegno e collaborazione abbiamo fornito ai nostri punti di “cozzo” una risoluzione dei problemi diplomatica: ci scanniamo…..Scherzo; conversiamo. Ma non quella a braccia conserte in segno di chiusura fanciulli, parlo di sedute al tavolino( chiedetelo a Mr D) dove si sputa tutto ciò che non va e lo si riforgia secondo regole basate su compromessi.

Ah dimenticavo: massima umiltà, sennò non se ne viene fuori.

Da un anno a questa parte mo fratello ha lasciato il campo di gioco per dare spazio alla new entry(Malatosano) conoscente di Mr D, ma cmq estraneo ad entrambe per il discorso della convivenza. Beh ragazzi, ci sono delle incomprensioni, si discute, ed è tutto nella norma, ma si è creato un clima da paura. Si ride tantissimo e si fa un casino(costruttivo) della madonna.

Pochi di voi avranno letto fin qui, ma molti credo che avrebbero da lamentarsi per i loro compagni di casa. Ah perdonate il chiarimento: da noi esiste il massimo rispetto degli spazi altrui mantenendo quasi sempre la porta delle stanze aperte.

Raccontatemi le vostre rogne; di gente che ne ha ne conosco. Sarò lieto di ammazzarmi dal ridere. Grazie vagliù e grazie ai miei compagni di gioco.

 

November 15

Tracce su di noi.....

 

Bella bimbi, oggi ho deciso di rimettere piede sul mio blog e di lasciare traccia del mio passaggio.

Questa volta mi sarebbe piaciuto porre la vostra attenzione su un particolare che in 27 anni ha sempre suscitato in me una forte curiosità: sto parlando delle cicatrici. Veri e propri messaggi che marcano in maniera indelebile il nostro corpo.

Credo che nessuno di noi sia escluso da questa forma d’arte tutta al naturale.

Per definizione la cicatrice è un tessuto di riparazione che colma le ferite di cute quando si verifica un’interruzione della struttura della stessa a causa di un fenomeno di solito traumatico. Insomma raga, parlo di sgrugnate, tagli e scippi.

Gomiti, mento, ginocchia, braccia,testa (e chi è stato più bravo ha esplorato anche le restanti parti del corpo) hanno sostenuto la nostra caparbietà regalandoci per tante volte la mazziata della morte da parte di nostra madre.

Io ne ricordo davvero a centinaia, cadute di tutte le tipologie (roba da manuale dell’infortunistica infantile e adolescenziale), che per fortuna, almeno credo,non hanno portato danni permanenti a livello fisico in termini di invalidità, ma che hanno lasciato un vero e proprio “non ti scordar di me” sul mio corpo.

Questo è ciò che suscita la mia curiosità, e non vi nascondo che il discorso mi affascina anche molto e mi porta ad interrogarmi spesso sulla perfezione della macchina umana. Una cicatrice, un tessuto a parte, diverso dal resto, un tessuto di sostegno, di riparazione, un tessuto che ha perso la memoria.

Si, le cellule che vanno a comporre una cicatrice, sono cellule che hanno perso la memoria, non sanno più come ricostruire la pelle a  forma e somiglianza di quella che le circonda ed allora improvvisano un’ impalcatura il più possibile simile al resto(come il made in china).

Il risultato a dire la verità esteticamente è più deludente. La cicatrice è visibile, percepibile al tatto, spesso meno sensibile rispetto al resto della cute e con un colore decisamente diverso. Rimane li ed accompagna la nostra crescita, senza subire particolari mutamenti.

Cellule del nostro corpo perdono la memoria di se, ma altre che corrono al riparano ne lasciano una più grande, una memoria fatta di sensazioni contrastanti, dispiacere misto a sorrisi. Si, pensare alla coglionata di quel giorno vissuto 1 mese , un anno, una vita fa spesso è merito di una mano passata su un braccio o su un ginocchio o un fianco.

Chissà se tutto ciò è stato davvero calcolato nei minimi termini, chissà se davvero la scienza a volte deve cedere il passo a qualcosa di più grande…

Esiste la chirurgia estetica per coloro che davvero portano segni molto forti, che hanno lasciato tracce non solo sul corpo.

Mi ricordo di un incidente che capitò ad una mia carissima amica di infanzia. Davvero una bella ragazza, che purtroppo ebbe la sfortuna di avere un sinistro con il motorino procurandosi una bruttissima cicatrice del ginocchio. La cicatrice davvero era un pugno nell’occhio, evidentissima e in rilievo; ma lei non volle toglierla, e mi rispose che su quella cicatrice era cresciuta una nuova lei, una persona che non avrebbe mai dimenticato quell’accaduto e che quella cicatrice le avrebbe sempre ricordato quel giorno.

Lascio a voi i commenti….le cicatrici hanno un fascino, non trovate?

 

 
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